PASQUA SENZA ALIBI

Editoriale pubblicato il 02 apr 2026 nella newslsetter 13/2026

Pasqua, oggi, rischia di essere una parola educata.
Sta bene ovunque: nei messaggi, nelle vetrine, nei sorrisi di circostanza. Non disturba nessuno. Eppure, se la guardi bene, è una parola pericolosa. Perché parla di passaggi veri. Non simbolici. Non poetici. Veri. Forse si potrebbe dire che abbiamo addomesticato anche la Pasqua. Che abbiamo preso il suo scandalo — la liberazione, la resurrezione, il cambiamento — e lo abbiamo reso innocuo. Consumabile. Condivisibile. Digeribile. Ma un passaggio è anche un rompere con qualcosa che era prima , rompere le abitudini le comodità rompere con quell’indifferenza dietro cui ci nascondiamo quando il mondo fa male. E i giovani forse non la chiamano nemmeno Pasqua, anche loro sono “in mezzo” tra quello che sono e quello che dovrebbero essere, tra ciò che vedono — guerre, ingiustizie, rumore — e ciò che cercano: senso, autenticità, verità. E allora che passaggio vivono?  Vivranno una Pasqua “celebrata” o rischiata” Saranno spettatori o partecipanti,  indifferenti o  presenti. Forse la Pasqua, oggi, non chiede di essere spiegata. Chiede di essere rischiata. Di passare davvero: perché ogni vera rinascita è scomoda. Ma è l’unica che cambia qualcosa


BUONA PASQUA