Ottant’anni dopo: la Repubblica e il dovere della speranza

Editoriale pubblicato il 28 mag 2026 nella newslsetter 20/2026

Ottant’anni fa nasceva la Repubblica italiana.
Il 2 giugno 1946 non fu soltanto una data elettorale: fu il momento in cui un Paese distrutto dalla guerra, dal fascismo e dalla povertà decise di rialzarsi scegliendo la democrazia. Per la prima volta votarono anche le donne italiane, e da quell’Assemblea Costituente nacque la nostra Costituzione, fondata sul lavoro, sulla dignità della persona e sul ripudio della guerra.Ricordiamo che questa ricorenza deve servire a “ritrovare insieme i valori che animarono il dibattito e i lavori dei Costituenti”. Perché tra il 25 aprile 1945 e il 2 giugno 1946 l’Italia non cambiò semplicemente forma istituzionale: cambiò coscienza civile.Eppure questo anniversario arriva in un tempo inquieto. Chi avrebbe immaginato, ottant’anni dopo, di tornare a convivere con il linguaggio della guerra, dei muri, dei nazionalismi aggressivi? Le immagini che arrivano da Gaza, dall’Ucraina e da altri conflitti ci riportano paure che sembravano appartenere al passato. Anche in Europa crescono tensioni, intolleranze e nostalgie autoritarie che pensavamo sconfitte dalla storia. Dopo decenni di relativa pace, il mondo appare fragile e insicuro. E spesso la politica internazionale sembra guidata più dalla forza e dagli interessi che dal dialogo e dalla diplomazia.Ma proprio nei momenti più difficili emerge anche qualcosa di importante: una nuova consapevolezza civile. In tante piazze del mondo migliaia di giovani chiedono pace, diritti, giustizia sociale. Rifiutano il razzismo, contestano i nuovi fascismi, difendono i valori democratici. È un segnale fragile, forse ancora confuso, ma reale. Piero Calamandrei diceva che la Costituzione contiene un programma da realizzare. Non un semplice documento da celebrare una volta all’anno, ma un impegno quotidiano.Forse è proprio questa la lezione degli ottant’anni della Repubblica: la democrazia non è mai definitiva. Va custodita, difesa, praticata ogni giorno. Dai cittadini, dalle associazioni, dalla scuola, dal volontariato, da chi continua a credere che la dignità umana venga prima del potere e della paura. I Costituenti costruirono l’Italia uscendo dalle macerie. Anche oggi, in un tempo difficile, abbiamo il dovere di non arrenderci al pessimismo. Perché la speranza, quella vera, non nasce quando tutto va bene. Nasce quando qualcuno decide che vale ancora la pena costruire futuro.