Ogni assemblea è un momento di bilancio. Si guarda a ciò che è stato fatto, si rinnovano gli incarichi, si cercano nuove disponibilità e si immagina il cammino futuro. Anche l'assemblea annuale del MOVI Friuli Venezia Giulia è stata tutto questo: un'occasione di confronto tra le tante realtà che compongono la rete regionale, il rinnovo del coordinamento e l'avvio del percorso che porterà all'individuazione di una nuova figura alla presidenza.
Il momento più significativo della giornata è stato probabilmente quello dedicato alla riflessione sul documento preparatorio dell'Assemblea nazionale, significativamente intitolato "Nessuno può essere felice da solo". Un titolo che racchiude un'idea semplice e allo stesso tempo rivoluzionaria: la felicità non è un fatto esclusivamente individuale, ma nasce dalla qualità delle relazioni, dalla giustizia sociale e dalla capacità di una comunità di non lasciare indietro nessuno.
L'intervento di Paolo Ianacone, che proponiamo integralmente “Di la Tua”, ha aiutato i partecipanti a cogliere proprio questa prospettiva. Il volontariato non può limitarsi a curare le ferite prodotte dalle disuguaglianze; deve interrogarsi anche sulle cause che quelle ferite continuano a generarle. È una visione del volontariato "politico" nel senso più alto del termine: non partitico, ma capace di promuovere il bene comune, di stimolare la partecipazione e di difendere i diritti delle persone.
Il documento individua alcuni diritti fondamentali sui quali orientare l'impegno del Movimento nei prossimi anni: il diritto alla salute, alla pace, all'educazione, alla cittadinanza, a vivere in territori accoglienti, alla libertà di espressione, all'accesso alle innovazioni tecnologiche e persino il diritto di essere liberi di scegliere il volontariato come espressione della propria umanità.
Non si tratta di un elenco esaustivo dei diritti esistenti, né di un programma irrealizzabile. È piuttosto una bussola. Una bussola che invita ciascuna associazione a chiedersi dove può incidere concretamente e dove, invece, è necessario costruire alleanze con altre realtà, con le istituzioni e con la società civile.
Durante il confronto è emersa una consapevolezza importante. Ci sono diritti sui quali possiamo intervenire direttamente con il nostro impegno quotidiano; altri, invece, dipendono da scelte politiche, economiche e culturali più ampie. Ma questo non significa che dobbiamo rassegnarci. Il compito del volontariato è anche quello di tenere alta l'attenzione, di creare cultura, di educare alla partecipazione e di ricordare che dietro ogni diritto negato c'è sempre una persona.
Forse è proprio questo il messaggio più prezioso che l'assemblea ci consegna. In un tempo segnato da conflitti, paure e crescenti disuguaglianze, il volontariato è chiamato a essere costruttore di legami. Perché una comunità diventa davvero più forte quando sceglie di prendersi cura dei più fragili, di difendere la dignità di tutti e di trasformare la solidarietà in un modo di vivere.
Per questo il titolo del documento non è soltanto uno slogan. È un programma di vita. Perché, davvero, nessuno può essere felice da solo.