Con questo numero le nostre newsletter si prendono una pausa estiva. Prima di salutarci, però, desidero lasciare a ciascuno un piccolo compagno di viaggio: una riflessione che merita di essere letta .
Si intitola “Il male che impara le buone maniere” ed è firmata dall’arcivescovo di Napoli, il cardinale Domenico Battaglia.
Già il titolo colpisce. Ci ricorda che il male non si presenta sempre con il volto della violenza o dell’ingiustizia evidente. A volte assume sembianze rassicuranti, si veste di parole educate, di ragionamenti apparentemente logici, di decisioni che sembrano inevitabili. Diventa quasi normale, fino al punto da non suscitare più indignazione.
Nella sua meditazione il cardinale Battaglia ci mette in guardia proprio da questo rischio: quello di abituarci. Di considerare inevitabili la guerra, l’esclusione, l’indifferenza, le disuguaglianze. Di accettare che la dignità delle persone possa essere sacrificata in nome dell’efficienza, del profitto o della sicurezza. È un invito a non perdere la capacità di distinguere ciò che è giusto da ciò che non lo è, anche quando il confine sembra farsi più sottile.
Questa riflessione parla a tutti, ma interpella in modo particolare chi vive l’impegno sociale e il volontariato. Perché la solidarietà non consiste soltanto nel fare del bene, ma anche nel custodire uno sguardo libero, capace di riconoscere ogni persona come portatrice di una dignità che non dipende dalle condizioni di vita, dall’utilità o dal consenso.
Non voglio sostituirmi alle parole dell’autore, né sintetizzarne tutta la ricchezza. Al contrario, vorrei invitarvi a leggerle integralmente, lasciandovi provocare dalle domande che pone e dalle inquietudini che suscita. Sono pagine che non offrono facili risposte, ma aiutano a guardare la realtà con maggiore profondità.
Con questo augurio vi lascio alle vacanze: che siano tempo di riposo, certo, ma anche di riflessione, perché il bene continua a crescere solo quando uomini e donne scelgono di non abituarsi mai all’indifferenza.
Buona estate e buona lettura.