Ci sono esperienze che, una volta vissute, non possono essere semplicemente archiviate. Restano dentro, chiedono di essere raccontate e soprattutto chiedono a chi ascolta di non voltarsi dall’altra parte. È questo il senso di E ancora chiediamo perdono. Una testimonianza da Gaza, il libro con cui Loris De Filippi, infermiere e operatore umanitario con trent’anni di esperienza nelle emergenze internazionali, decide di raccontare ciò che ha visto nella Striscia di Gaza. Per anni ha lavorato in luoghi segnati da guerre e catastrofi senza mai sentire il bisogno di raccontare la propria esperienza personale. Gaza, però, rappresenta per lui un’eccezione. Il motivo è semplice e insieme drammatico: quando il racconto diretto viene meno, la testimonianza diventa una responsabilità. De Filippi non scrive da osservatore lontano. È stato dentro gli ospedali, accanto ai medici e agli infermieri palestinesi, vicino alle madri, ai bambini, ai neonati che hanno bisogno di cure. Racconta strutture sanitarie al limite della sopravvivenza, apparecchiature che devono continuare a funzionare anche quando manca l'elettricità, persone costrette a vivere tra macerie, paura e privazioni.Ma il libro non è soltanto il racconto dell'orrore della guerra. È, forse soprattutto, il racconto di persone che continuano a cercare di essere umane dentro una situazione che sembra voler togliere loro persino questa possibilità.Ed è qui che il titolo acquista il suo significato più profondo: E ancora chiediamo perdono. Non è soltanto il dolore di chi sente di non aver potuto fare abbastanza. È la domanda che rimane aperta davanti a una tragedia che supera la capacità di intervento di chi cura e soccorre. De Filippi ha spiegato che il titolo nasce anche dal senso di impotenza provato davanti ai bambini che non si è riusciti a salvare, alle vite che avrebbero avuto bisogno di più tempo, più cure, più mezzi.Leggere queste pagine significa allora confrontarsi con una domanda che riguarda tutti noi: quanto possiamo resistere al dolore degli altri prima di diventare indifferenti?Gaza rischia di trasformarsi, nella distanza delle nostre giornate, in una successione di numeri, immagini e notizie. Il libro di De Filippi restituisce invece nomi, volti, storie. Ci ricorda che dietro ogni numero c'è una persona e che dietro ogni persona c'è una vita che avrebbe diritto a un futuro.Forse è proprio questo il valore più grande di questa testimonianza: impedirci di pensare che la guerra riguardi soltanto chi la subisce.Riguarda anche noi, la nostra capacità di indignarci, di comprendere, di prenderci cura. E soprattutto la nostra capacità di non considerare normale ciò che normale non può essere.E ancora chiediamo perdono non offre risposte semplici. Offre una testimonianza. E qualche volta, davanti alla sofferenza, la prima forma di responsabilità è proprio questa: ascoltare, ricordare e non smettere di chiedersi che cosa possiamo fare perché tutto questo non diventi soltanto un'altra pagina della storia.Una testimonianza da Gaza di Loris De Filippi