Il sogno di un volontario: diventare inutile

Editoriale pubblicato il 22 ott 2026 nella newslsetter 39/2026

Ogni tanto mi capita di sognare. Non parlo dei sogni che facciamo di notte, ma di quelli che ci accompagnano nella vita, che magari sappiamo essere difficili da realizzare, ma ai quali non vogliamo rinunciare. Da tanti anni faccio volontariato e, più di qualche volta, parlando con amici e altri volontari, mi è capitato di pensare a una frase che qualcuno disse: “Il sogno di un volontario dovrebbe essere quello di diventare inutile”. Vivendo in Friuli possiamo dirci, tutto sommato, fortunati. Abbiamo servizi sociali, centri per persone con disabilità, associazioni che si occupano di tante situazioni difficili e persone disponibili a dare una mano. Una comunità che negli anni ha saputo costruire molto, quasi un piccolo paradiso.E se tutto questo non bastasse ancora? Se avere servizi e tante associazioni non fosse sufficiente per dire che siamo una società accogliente, inclusiva e felice?
Allora proviamo a immaginare, a sognare una società dove nessuno debba sentirsi escluso, dove chi ha una disabilità possa vivere la propria vita senza dover continuamente chiedere aiuto, dove le persone anziane non siano lasciate sole e dove chi si trova in difficoltà trovi naturalmente qualcuno disposto ad ascoltarlo. Una società dove la solidarietà non sia soltanto compito delle associazioni, ma diventi un modo normale di vivere insieme.
Forse è un'utopia. Ma se non proviamo nemmeno a immaginarla, come possiamo pensare di costruirla?
Non sto dicendo che le associazioni di volontariato debbano sparire. Anzi, conosco bene il valore di quello che fanno ogni giorno. Ma mi piacerebbe che il nostro impegno servisse anche a rendere sempre meno necessario il nostro intervento. Che non ci fosse più bisogno di un volontario per garantire ciò che dovrebbe essere un diritto di tutti. E che il tempo che oggi dedichiamo ad affrontare tante emergenze potesse essere utilizzato per stare insieme, conoscerci, condividere idee e costruire qualcosa di bello.
Il MoVI ci ricorda che nessuno può essere felice da solo.
Forse è proprio da qui che dobbiamo ripartire. Non soltanto chiederci cosa possiamo fare per gli altri, ma cosa possiamo fare insieme agli altri. Ci serve un volontariato che faccia nascere più relazioni, più partecipazione e più responsabilità condivisa.Perché, in fondo, il sogno non è quello di vivere in una società senza volontari.È quello di vivere in una società dove tutti, senza nemmeno accorgersene, siano un po' volontari.
E magari anche un po' più felici.